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E’ un libro di Michela Murgia, che non conoscevo molto e che nel corso di quest’anno ho iniziato ad amare.
Per la sua forza, per i temi che tratta, e per il suo “unapologetic way” di rispondere a cose come Salvini che ha detto che lei non ha mai lavorato in vita sua, o Fabio Volo che dà del “truiun” ad Ariana Grande per come si veste. Ma anche per il suo podcast Morgana, dove racconta di donne, un pò streghe, che hanno vissuto la loro vita senza badare alle regole che venivano imposte dalla società e dalle persone a loro vicine.
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Accabadora parla di una ragazza di nome Maria, che a 6 anni va a vivere con una Tizia, Bonaria, che fa la sarta. Maria è l’ultima di quattro figlie, e per sua mamma non è altro che un peso, quindi lascia andare Maria a vivere con Bonaria senza troppi problemi.
Nel corso della sua vita, Maria ha imparato molto dalla sua Zia: a cucire vestiti, a cucinare, a comportarsi, a vivere.
Ma, ad un certo punto, Maria scopre che la sua Tzia è una accabadora, una di quelle persone che “danno il colpo di grazia” a quelle persone che sono in punto di morte e che stanno solo soffrendo e che non ha senso che continuino a vivere.
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Questo spettacolo di basa proprio su questo, sulla scoperta che fa Maria. E’ una lunga conversazione che sta facendo con Bonaria, che è a letto, bloccata, in seguito ad un ictus.
La protagonista racconta con una chiave diversa da quella tracciata sul libro da Michela Murgia, le parole sono talmente simili che la Murgia ha detto che sembrano parole che potrebbe aver scritto lei.
E’ uno spettacolo del dolore. Del dolore che Maria ha provato nella vita, per la sua scoperta e in un certo modo è un processo trasformato, dove piano piano, forse, capisce chi era e perchè Bonaria faceva quello che faceva, e nel frattempo veste, letteralmente, i panni che Bonaria le ha “lasciato”, cioè quelli della prossima accabadora.
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L’attrice, Anna Della Rosa, è stata BRAVA. Davvero! Non è solo una parola da usare quando non si sa cosa dire. E’ riuscita a tenere per più di un’ora tutto il teatro nelle sue mani, con il suo racconto a volte allegro, a volte straziante, con le sue emozioni.
E’ la prima volta che vedo uno spettacolo del genere, dove c’è un solo attore, il palco è tutto suo, gli spettatori sono tutti suoi. E finalmente ho capito perchè. Perchè tanti attori amano il teatro. Ora l’ho provato.
Il teatro è pura emozione, che l’attore prova per essere così vicino al pubblico, per l’adrenalina, per il cervello che gli dice prima di uscire “mi raccomando, non sbagliare NIENTE”. Per gli applausi. Quando ha finito è uscita 3/4 volte, a prenderseli tutti, meritatissimi.
Ed è lì che mi sono emozionata di più. Non che lo spettacolo non fosse emozionante, anzi. Ha avuto una maestria nel raccontare questa storia che non so proprio chi altro ci sarebbe potuto riuscire.
Ma mi ha emozionata la sua felicità . Nel sapere di aver fatto un gran bello spettacolo e di sapere che quegli applausi erano MERITATISSIMI.
Non so di preciso quando e dove vedere lo spettacolo, ma vi lascio questo link, per vedere voi.
Se avete amato il libro di Michela Murgia, amerete anche questo spettacolo.




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